Per caratterizzazione immunofenotipica dei linfociti si intende quell’insieme dei procedimenti, basati sull’impiego di Anticorpi Monoclonali, che consentono di riconoscere e differenziare le popolazioni cellulari attraverso la dimostrazione di caratteristici corredi antigenici che ne connotano la derivazione (per es. linfociti B o T), il livello differenziativo (per es. Linfociti T maturi o immaturi), l’atteggiamento funzionale (per es. stato di attivazione, atteggiamento citotossico, secretorio).

Le tecniche di caratterizzazione immunofenotipica possono essere tutte ricondotte a 3 principali:

  • immunocitochimica;
  • immunoistochimica;

Questa è la tecnica di elezione per la caratterizzazione di cellule in sospensione e quindi soprattutto per l’individuazione dell’immunofenotipo espresso sulla membrana delle cellule del sangue periferico e/o del midollo in corso di malattie linfoproliferative e mieloproliferative leucemiche. E’ la metodica di gran lunga più usata nei laboratori di analisi in quanto caratterizzata da un’elevata sensibilità e dalla possibilità di lettura automatica in citometria. Una tipizzazione linfocitaria eseguita con il minimo dei marcatori deve comunque fornire:

  • la valutazione della popolazione T linfocitaria totale (marcatori pan-T, ad esempio CD3),
  • la valutazione della popolazione B linfocitaria totale (marcatori pan-B, ad esempio CD19 o CD20),
  • la valutazione della popolazione T Helper (CD4),
  • la valutazione della popolazione T Suppressor (CD8),
  • la valutazione della popolazione NK ( CD16 o CD56),
  • la valutazione dei Linfociti T attivati (CD3DR o CD8DR).

Interferenze più comuni che possono inficiare la conta assoluta delle popolazioni linfocitarie sono:

  • mancata lisi dei globuli rossi
  • presenza di eritroblasti (che inficia soprattutto le conte su sangue midollare)
  • presenza di macrotrombociti

Esami collegati: emocromo, anti-HIV, test per le sindromi mononucleosiche.

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