Metodo: elettroforetico Campione: 1 ml di siero non emolizzato
Tempo di refertazione: 2 gg Valori di riferimento: vedi allegato

Note:

L’elettroforesi delle proteine sieriche è una tecnica di separazione delle proteine sieriche basata sul fatto che in un tampone a pH alcalino (8.6) tutte, o la maggior parte, delle sieroproteine, sottoposte ad un campo elettrico, migrano verso l’anodo ad una velocità determinata dalla loro carica elettrica netta e, in misura minore, dalle loro dimensioni e forma.

Elettroforesi delle sieroproteine a 5 zone:

è la più usata in Italia e in gran parte del mondo. Si tratta di una metodologia in cui sono riconoscibili 2 tempi tecnici principali:

  1. la separazione
  2. la valutazione numerica densitometrica.

Affinché la valutazione densitometrica possa avvenire nel modo più automatico possibile, è necessario che le zone siano molto compatte, ma in questo viene alquanto mortificata la risoluzione della separazione. Le 5 zone sono rappresentate da:

  • albumina
  • Alfa 1 (rappresentata dall’alfa-1-antitripsina)
  • Alfa 2 (rappresentata dall’alfa-2-macroglobulina e dall’aptoglobina)
  • Beta (rappresentata dalla trasferrina e dal C3)
  • Gamma (rappresentata dalle IgG, IgA e IgM)

Questa tecnica può dare informazioni quantitative solo su Albumina ed IgG ed informazioni qualitative solo, e parzialmente, sull’albumina e può rilevare componenti monoclonali solo di grande e media entità. L’aspetto della zona Alfa-2 è causato come detto da 2 proteine: Alfa-2-macroglobulina ed Aptoglobina.

Quest’ultima è ricca di significato diagnostico in quanto aumento nell’infiammazione e si riduce nell’emolisi e nelle epatopatie, mentre la prima è priva di significato clinico. Tuttavia, la sua concentrazione è elevata in età giovanile, minore in quella adulta e spesso di nuovo aumentata in età avanzata.

E’ pertanto possibile che la valutazione densitometrica, necessariamente globale, della zona includente le 2 proteine, possa mancare di evidenziare variazioni in un senso o nell’altro dell’aptoglobina, se queste vengono mascherate da variazioni opposte dell’altra componente.

La zona Beta riflette le variazioni della trasferrina e del C3, mentre la beta-lipoproteina determina normalmente solo il colore di fondo. E’ quindi evidente la mancanza di significato di una valutazione numerica derivante dalla somma di queste 2 proteine capaci di dare informazioni, ma a comportamento fisiologico indipendente e spesso opposto, come in caso di processo infiammatorio, in cui se lo stimolo perdura per più di 1 settimana la trasferrina comincia a ridursi ed il C3 è aumentato. Questa tecnica dovrebbe essere abbandonata, ma una delle difficoltà è che i clinici hanno imparato che variazioni nelle percentuali di tali frazioni sono caratteristiche di diversi stati patologici e frappongono delle difficoltà a non ricevere più come referto il tracciato densitometrico. L’albumina aumenta nella disidratazione e diminuisce in una ampia varietà di patologie subacute e croniche, incluse patologie del fegato, renali e gastrointestinali, malnutrizione e cachessia. Le alfa 1 globuline sono aumentate in caso di patologia infiammatoria o neoplastica attiva. Le alfa 2 globuline sono aumentate nelle neoplasie, nella febbre reumatica, nella sindrome nefrosica, nel diabete mellito, in gravidanza. Una elevazione diffusa policlonale delle Ig è segno di un processo immunologico cronico (cirrosi ed epatite cronica attiva), patologie del collageno, patologie infettive, stati infiammatori, neoplasie.

Si tende però oggi nei laboratori ad utilizzare delle tecniche elettroforetiche con una migliore risoluzione come ad es. l’elettroforesi sieroproteica corretta o l’elettroforesi capillare.

Le caratteristiche principali di queste elettroforesi a più elevata risoluzione sono che:

  • nei sieri normali deve essere visibile la tenue banda della prealbumina;
  • deve essere riconoscibile l’eterozigosi dell’antitripsina (che in Italia è presente in almeno 4/1.000 elettroforesi);
  • in zona alfa-2 deve essere distinguibile la componente anodica rappresentata ladd’alfa-2-macroglobulina da quella catodica rappresentata dall’ aptoglobina;
  • la zona Beta deve essere divisa in 2 bande (beta-1 = trasferrina, beta-2 = C3);
  • in zona gamma devono essere riconoscibili Componenti Monoclonali a concentrazione inferiore a 1 gr/L e l’oligoclonalità;

(a questo proposito è stato visto che con l’elettroforesi a 5 zone solo il 23% dei laboratori era in grado di riconoscere un Componente Monoclonale di 1.7 g/L);

  • con la tecnica dell’elettroforesi corretta la refertazione non è più densitometrica, ma avviene tramite ispezione visiva del tracciato con refertazione riferita alle singole proteine.

E’ ovvio che queste nuove tecniche portino a dei grossi vantaggi diagnostici, ma anche a vantaggi economici perché nella maggior parte dei casi non sono gravate da costi aggiuntivi e consentono di limitare le richieste di proteine specifiche (ad es. aptoglobina, trasferrina, complemento) da eseguire con tecniche più costose.

Fattori interferenti 

I fattori interferenti nel campione possono dar luogo a bande inaspettate, ad esempio:

  • nei campioni di plasma per la presenza di fibrinogeno;
  • nei campioni fortemente emolizzati;
  • nei campioni con forte contaminazione batterica;
  • in presenza di crioglobuline.

Si richiedono almeno 8 ore di digiuno prima del test e una dieta povera di grassi nei giorni che lo precedono.

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