Metodo: coagulativo Campione: 1 ml plasma citrato
Tempo di refertazione: 8 gg Valori di riferimento:

femmina     57-112   %

maschio      72-123   %

 

Note:

La Proteina S, una proteina Vitamina K-dipendente, è presenta nel plasma sia in forma libera per il 40% (funzionalmente attiva), sia complessata con la proteina legante C4bp del complemento per il 60%  (forma funzionalmente inattiva).

Essa è un cofattore della Proteina C sia nei suoi effetti anticoagulanti che fibrinoltici. La Proteina C anticoagulante è capace di clivare il FVa, ma la formazione di un complesso con il FXa protegge il FVa dalla inattivazione. La proteina S può in qualche modo eludere l’effetto protettivo del FXa, e permette alla Proteina C di inattivare il FVa.

I Test per la Proteina S possono essere di tipo Immunologico e di tipo Coagulativo.

Il test Immunologico, valutando la Proteina S antigene, mette in evidenza solo le carenze di tipo quantitativo, mentre il test coagulativo può far rilevare anche le carenze di tipo funzionale. Purtroppo quest’ultimo tipo di test, con i metodi oggi in uso, non per mette di screenare fra Carenza di PS e Resistenza alla Proteina C Attivata, per cui ha perso molto del significato che aveva avuto fino alla scoperta della APCr nel 1990.

Campione: plasma anticoagulato con Citrato di Sodio ponendo la massima attenzione affinchè il prelievo sia il meno traumatico possibile. Non debbono essere usati campioni emolizzati o lipemici o con presenza di microcoaguli. E’ sempre necessario un secondo prelievo per la conferma di una carenza. I livelli di Proteina S sono ridotti:

  • nelle malattie epatiche;
  • nella CID;
  • nella terapia con Anticoagulanti Orali (per cui non è possibile eseguire il Test coagulativo nei pazienti in TAO);
  • in presenza di Infiammazione (poiché il C4bp è una proteina della fase acuta ed il suo aumento in queste situazioni provoca un maggior legame della PS e quindi una diminuzione della forma libera funzionalmente attiva)
  • nella sindrome nefrosica;
  • nelle donne che assumono contraccettivi orali;
  • nelle donne in gravidanza (la qual osa potrebbe avere un effetto protettivo spostando la bilancia emostatica in senso procoagulante e riducendo la possibilità di gravi emorragie al momento del parto);
  • per carenza congenita (quando, escluse le cause suddette, i valori della Proteina S antigene o coagulativa siano inferiori al 60% del valore di un pool di plasma normale).

La carenza congenita di Proteina S è associata ad un rischio significativo di malattia tromboembolica (prima della scoperta della APCr si stimata che incidesse per circa il 7-8% di tutte le TVP giovanili). La metà dei pazienti eterozigoti, infatti, presenta manifestazioni tromboemboliche prima dei 27 anni.

Esami collegati: Antitrombina III, Proteina C anticoagulante, Resistenza alla Proteina C, Test di screening per LAC, Anticorpi Anti-Cardiolipina, Omocisteina.

 

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