Metodo: E.L.F.A. Campione: 1 ml di siero
Tempo di refertazione: 2 gg Valore di riferimento : Negativo

 

Note:

Il virus dell’epatite C è stato identificato nel 1989 e dal 1990 è disponibile un test per gli anticorpi Anti-HCV. Il genoma è costituito da una molecola di RNA a catena singola di circa 9.400 basi. Il menoma dell’HCV comprende una regione strutturale, in posizione 5’,che codifica per le proteine componenti la particella virale, ed una regione non strutturale, in posizione 3’, che codifica per le proteine di funzione .

All’estremità 5’del genoma dell’HCV è localizzata una sequenza, si324-341 nucleotide che non viene tradotta in proteine (5-NCR). Tale regione contiene le sequenze regolatrici per la replicazione e la traduzione dell’intero genoma virale.

Anche all’estremità 3’ dell’RNA virale è presente una corta regione (27-45 nucleotide non tradotta(3’-NCR).

Le proteine strutturali, codificate dalla porzione N-terminale comprendono:

  • la proteina del core p-22,codificata dal gene C. Questa proteina possiede la capacità di legarsi all’RNA e l’associazione specifica tra p-22 ed RNA è connessa alla formazione del nucleocapside;
  • la proteina gp33 che è codificata dal gene E1;
  • la proteina gp70 che è codificata dal gene E2/NS1.

La regione non strutturale del genoma codifica per le proteine funzionali e cioè:

  • una proteasi-ciclasi ,codificata dal gene NS3;
  • una RNA polimerasi RNA-dipendente o replicasi, codificata dal gene NS5;
  • una proteina p10 ed una proteina p27, codificata dal gene NS4, (attualmente ha funzione sconosciuta);
  • una proteina p23, codificata dal gene NS22 (attualmente ha funzione sconosciuta).

L’HCV può essere trasmesso tramite trasfusione di sangue. Attualmente tutti i campioni di sangue vengono testati per la presenza del virus. Il virus resiste ad alte temperature quindi non viene facilmente eliminato dalle procedure di sterilizzazione routinara eseguita dagli odontoiatri e dermatologi che eseguono piccoli interventi di chirurgia ambulatoriale.

Chiunque venga a contatto con sangue infetto, aghi (da siringa ma anche per tatuaggi o piercing), strumenti chirurgici è a rischio per l’epatite C. Il rischio di trasmettere l’epatite C sessualmente è sconosciuto. Esistono solo pochissimi casi certi e documentati. Il ruolo del profilattico come profilattico come protezione effettiva al 100% nei normali rapporti sessuali è tutto da dimostrare. Non esiste al momento attuale un vaccino per l’epatite C.

 

TEST PER GLI ANTICORPI

La determinazione degli anticorpi diretti verso antigeni del virus è stato il primo approccio disponibile per la diagnosi di infezione. Inizialmente è stato messo a punto un sistema immunoenzimatico (ELISA) utilizzando un antigene ricombinante (C-100) prodotto dal primo clone isolato (5-1-1), corrispondente alla parte carbossiterminale della proteina codificata dalla regione non strutturale NS3 ed alla proteina codificata dalla regione NS4.

Sono stati quindi allestiti sistemi diagnostici in grado di identificare altri anticorpi. Essi si sono rivelati più sensibili e più specifici dei test iniziali.

Gli anticorpi di cattura che sono stati aggiunti nei test di II generazione sono:

  • l’antigene nucleo-capsidico C22;
  • l’antigene C-200 (che deriva dalla fusione di C-100 con la proteina non strutturale C-33c).

I test di III generazione includono:

  • antigeni della regione nucleo-capsidica
  • antigeni delle regioni non strutturali NS3, NS4, NS5.

 

TEST DI CONFERMA (RIBA)

La positività dei sistemi immunoenzimatici talora dovuto al legame aspecifico (ad es. aggregati di Ig), riscontrata specie nei test di prima generazione, ha indotto a formulare dei test di conferma. Questi si basano essenzialmente sul riconoscimento specifico di antigeni virali applicati su strisce di nitro cellulosa.

Il test è ritenuto positivo se sono riconosciuti due antigeni:

  • il 75-80 % degli individui positivi ai test di conferma presentano segni di infezione in atto, come dimostrato dalla presenza di viremia con positività all’HCV nel siero.

Pazienti positivi per i test di conferma, ma negativi per HCV-RNA possono essere:

  1. soggetti con infezione pregressa che hanno quindi eliminato il virus;
  2. soggetti con livelli di viremia al di sotto della soglia di sensibilità del sistema utilizzato per la identificazione dell’HCV-RNA;
  3. soggetti in cui la reattività anticorpale non è specifica (nonostante un insieme di evidenze cliniche sia a sfavore di questa ipotesi.
    • Talvolta la positività anti-HCV si associa al riscontro di reattività verso un singolo antigene a livello del test di conferma. Questo profilo, definito indeterminato:
  4. può indicare un legame aspecifico delle Ig;
  5. può essere espressione di un’infezione guarita;
  6. può essere espressione di un’infezione in atto.

L’interpretazione di questo dato dev’essere calata nella realtà individuale del soggetto in esame perché ad es. questo pattern, in caso di infezione acuta, può significare una iniziale comparsa anticorpale a cui successivamente farà seguito la positivizzazione verso altri determinanti antigenici. Consigliabile il digiuno nelle 12 ore che precedono il prelievo.

Esami collegati: Bilirubina, gamma-GT, Anticorpi Anti-Virus Epatite A, Anticorpi Anti-Virus.

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