Metodo: chemiluminescenza Campione: 1 ml di siero
Tempo di refertazione: 1 gg Valori di riferimento: uomini 23,9-  336,2  ng/ml

                                      donne   11 – 306,8     ng/ml

 

Note:

L’interesse dei clinici per la ferritina nacque dll’inizio degli anni ’70, quando si capì che il siero umano contiene piccole quantità di ferritina. La ferritina sierica ha un contenuto di ferro molto basso ed è composta quasi esclusivamente da subunità L e G, quest’ultima essendo pressoché identica alla L, ma glicosilata (p.m. 23.000 daltons). La ferritina sierica glicosilata (60-80% nei soggetti normali) deriva prevalentemente dalle cellule reticolo-endoteliali, dove la sua sintesi è regolata dal ferro, ed è rimossa dal circolo delle cellule parenchimali epatiche. Il rimanente 20-40% non è glicosilata e rappresenta verosimilmente ferritina tissutale che entra in circolo attraversolisi cellulare o esocitosi. Il siero contiene livelli molto bassi o indosabili di ferritina acida ricca in subunità H, in quanto esistono una o più proteine sieriche che sono in grado di legare tali ferritine e determinare verosimilmente una rapida clearance. Da un punto di vista fisiopatologico esistono due pool di ferritina: quella intacellulare o citoplasmatica (>99% del totale) e quella sierica, pool quantitativamente trascurabile, ma clinicamente importante. La ferritina sierica o plasmatica viene sintetizzata a livello del reticolo endoplasmatico rugoso e glicosilata nell’apparato del Golgi prima di essere escreta. Anche se la sua funzione non è nota c’è una stretta correlazione fra la sintesi di ferritina che deve essere esportata dalla cellula e quella della ferritina a destinazione intracellulare (prodotta in funzione del ferro intracellulare): questo è il supposto biologico per l’impiego della ferritina per la valutazione dei depositi corporei di ferro.

La concentrazione sierica della ferritina, infatti, riflette fedelmente i depositi di ferro dell’organismo e rappresenta il metodo più semplice e meno invasivo per la loro valutazione.

Nei soggetti normali la ferritina sierica è direttamente proporzionale al ferro di deposito che può essere rimosso mediante salassi ripetuti, ed è inoltre proporzionale sia al ferro colorabile del midollo che al ferro epatico. Per quanto la variabilità sia notevole,negli adulti si assume che 1µg/L di ferritina sierica corrisponda a 8-10 mg di ferro di deposito.

Il rapporto tra ferritina sierica e depositi corporei di ferro si conserva anche nel corso di modificazioni patologiche dei depositi stessi ed in particolare negli stadi di carenza e sovraccarico marziale. Nei soggetti normali la concentrazione sierica di ferritina varia da 15 a 300 pg/l e riflette le modificazioni dell’equilibrio del ferro corporeo dovute all’età ed al sesso.

Nella normalità, i livelli medi, lievemente più elevati alla nascita,si abbassano durante l’infanzia fino al raggiungimento della pubertà. Nella carenza di ferro la ferritinemia si riduce a valori inferiori a 15µg/l,valori che consentono di porre con certezza la diagnosi di sideropenia,essendo questa l’unica situazione nota per essere in grado di ridurre la concentrazione di ferritina nel siero (escludendo rari casi di ipotiroidismo e scorbuto).

Il sovraccarico marziale,come nell’emocromatosi idiomatica o nelle trasfusioni multiple, determina un incremento della ferritina sierica  ed i valori sono superiori alla soglia di 300 pg/L, raggiungendo nei casi conclamati valori largamente superiori a 1000µg/L.

La ferritina sierica basica può modificarsi anche nel corso di varie condizioni patologiche in cui non è primitivamente coinvolto lo stato del ferro nell’organismo: si tratta dei processi infettivi ed infiammatori, delle epatopatie e delle neoplasia.

L’infezione e l’infiammazione sono caratterizzate da sequestro di ferro da parte del reticolo-endotelio(sideropessi),con iposideremia  e valori normali o elevati di ferritina sierica:questo è il quadro tipico della cosiddetta “anemia da malattia cronica”. L’aumentata sintesi di ferritina nelle condizioni flogistiche è sostanzialmente dovuta all’effetto di alcune citochine infiammatorie, quali IL-1 beta ed Il-6.

Anche nei pazienti epatopatici  la ferritina è tendenzialmente elevata e non rispecchia fedelmente i depositi marziali.Il fegato è il principale organo di deposito del ferro ed è implicato nel metabolismo della ferritina sierica contribuendo sia alla sua produzione che alla sua clearance. Ogni qualvolta vi è citolisi epatocitaria, si possono trovare livelli particolarmente elevati di ferritina sierica per il passaggioin circolo di ferritina intracellulare.La compressione della funzionalità epatocitaria comporta inoltre una ridotta clearance della ferritina sierica, contribuendo ad elevare la concentrazione sierica di ferritina.

Numerosi studi hanno documentato valori elevati di ferritina sierica in pazienti affetti da neoplasia ed alcuni autori hanno proposto l’uso di questo parametro come marker tumorali.

E’ stato dimostrato che l’iperferritinemia dei pazienti neoplasici riguarda esclusivamente isoferritine basiche composte da subunità L e C, e non è dovuta a presenza del siero di isoferritine acide ricche in subunità H. Le cause degli elevati livelli di ferritina nelle neoplasie sono molteplici:

  • le neoplasie, come l’infezione e l’infiammazione, provocano una sideropessi istioide (blocco reticolo endoteliale del ferro) con incremento della sintesi e della secrezione di ferritina da parte del reticoendotelio;
  • in alcuni casi le stesse cellule neoplastiche producono ferritina nell’ambito di un aumento generalizzate della sintesi proteica (come ad es. leucemie acute);
  • infine i processi citolitici che si associano alle neoplasie, in particolare alla terapia citostatica, comportando il passaggio in circolo di ferritina intracellulare.

Concentrazioni elevate di ferritina si riscontrano anche nei pazienti affetti da ipertiroidismo (300-1000 µg/l): si ritiene che questo rientri nel generale processo di aumentata sintesi proteica indotto dall’eccessiva produzione di ormoni tiroidei. Più recentemente sono state descritte famiglie in cui si trasmette come carattere autosomico dominante una combinazione di iperferritinemia (non dovuta a sovraccarico di ferro) e di cataratta congenita. E’ stato ormai chiaramente dimostrato che queste famiglie hanno mutazioni puntiformi dell’IRE (Iron Responsive Element) dell’mRNA della subunità L della ferritina, che ne riducono l’affinità per l’IRP (Iron Responsive Protein). Siccome il legame IRE-IRP inibisce la traduzione dell’RNA, una riduzione di affinità di legame comporta maggior sintesi di ferritina ed iperferritinemia.

Questa causa di iperferritinemia va tenuta presente quando non vi siano altre spiegazioni plausibili e nei casi familiari. In particolare, questa condizione non deve essere confusa con l’emocromatosi idopatica.

Esami collegati: Vitamina B12, Sideremia, Transferrina, Acido Folico ,Emocromo, TPA, CEA.

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